Crescita personale

Cos’è la dissonanza cognitiva e cosa significa davvero

Al giorno d'oggi se ne sente sempre più spesso parlare; con l'avvento del digitale è anche più semplice sperimentarla. Ecco che una teoria della psicologia moderna, diventa un modo per giustificare determinati comportamenti umani. Vediamo bene cos'è la dissonanza cognitiva e cosa significa davvero.

Cos’è la dissonanza cognitiva, e cosa significa davvero? Ripartiamo da qui.

La Dissonanza Cognitiva è una teoria della psicologia sociale moderna. Essa stabilisce la possibilità, per un individuo in grado di formulare pensieri e idee, di non trovarsi a proprio agio di fronte all’elaborazione dei dati raccolti. La situazione opposta, nella quale l’individuo è perfettamente a proprio agio, è definita Consonanza Cognitiva.

In questo ragionamento è implicita la coerenza delle informazioni elaborate. Se l’individuo non la percepisce, e quindi non riesce a conciliare due informazioni opposte, entra in dissonanza. La conseguenza, oltre al disagio interiore? Senso di colpa, vergogna, imbarazzo. Ma anche le pietose giustificazioni che ci diamo ogni volta di fronte ad una contraddizione.

Qualche esempio? Quando ricominci a fumare perché “tanto di qualcosa dobbiamo morire”; o quando mangi cibo grasso e ti ripeti “è l’ultima volta, tanto vado in palestra”. Ma anche quando non sopporti le ingiustizie e non fai nulla per cambiarle, anzi, inconsapevolmente magari le alimenti. Sono frasi comuni che tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo ripetuti.

Cos’è e cosa significa davvero dissonanza cognitiva? Come risolverla? Si cura? Certamente. Vediamo come!

Cos’è la dissonanza cognitiva: cosa significa davvero e come risolverla

Avete presente la favola de La Volpe e l’uva? Ecco, la volpe giustifica il suo non poter arrivare all’uva denigrandola.

Questo esempio chiarifica molto il tipo di lavoro da effettuare per uscire dall’impasse. La volpe avrebbe potuto:

  • scalare l’albero, e quindi combattere l’ostacolo fisico che impedisce il raggiungimento dell’obiettivo;
  • scegliere di mangiare altro, accettando l’impossibilità di assaggiare l’uva;
  • riconsiderare l’obiettivo da raggiungere alla luce di una ridefinizione delle proprie, o generali, regole morali (“Ho davvero bisogno dell’uva?”);

Tutti questi piccoli accorgimenti, insieme ad altri, si chiamano tecniche di neutralizzazione. Servono proprio a ridurre il disagio legato all’accettazione di un limite, e a predisporre la mente ad agire positivamente.

Il buon Cauchy diceva che, in una funzione matematica differenziale, nella quale è possibile stabilire delle condizioni al contorno, quelle condizioni potranno assumere dei valori precisi nei limiti di tutti i valori di soluzione possibili. Insomma, quando ci raccontiamo frottole, dovremmo riflettere se magari il problema poteva essere risolto in altri modi che non avevamo considerato.

Non dimentichiamoci che la mente va sempre stimolata a ragionare per assonanza e dissonanza. Se abbiamo una tesi avremo sempre e comunque un’antitesi, che esiste e va considerata.

Stiamo bene se ci troviamo in uno stato coerente, se tutte le nostre opinioni corrispondono alle azioni. Per eliminare le conseguenze di un atteggiamento sbagliato, o non coerente, l’unico modo è modificare le condizioni per le quali questo avviene.

Dove si manifesta maggiormente la dissonanza cognitiva?

Probabilmente in quei campi che coinvolgono forti emozioni. Come l’amore. La dissonanza cognitiva in amore, si manifesta quando evitiamo i problemi di una relazione giustificando o negando del tutto gli stessi.

La mancanza di dialogo, o la forte divergenza di opinioni, sono esempi di problematiche comuni nelle coppie. Nei soggetti dissonanti, l’abitudine ad evitare queste situazioni, genera sempre un disagio più forte. Così, da piccoli problemi da risolvere con una sana riflessione, queste situazioni si trasformano in ostacoli insormontabili che poi portano a dolori più grandi.

In rapporti complicati, come quelli con una persona narcisista, la dissonanza cognitiva viene costantemente a galla. I risultati sono spesso disastrosi, non solo per la relazione in se, ma anche per la personalità dei soggetti coinvolti. La vittima del narcisista giustifica sempre il suo aguzzino, e quest’ultimo ne trae vantaggio continuando ad alimentare il suo ego dominante.

Il meccanismo è sempre lo stesso, e chi vi incappa non riesce a farne a meno. La mente si abitua a reagire secondo questi canoni, si adatta all’idea che per superare il disagio debba mentire. E non c’è nulla di più sbagliato.

È un po’ il problema del cattivo rendimento scolastico: non è detto che sia sempre colpa dei ragazzi, ma abituarli all’atto della giustificazione significa abituarli ad atteggiamenti dissonanti. La maggior parte dei dissonanti, arriva a questa condizione a causa della mancanza di regole base. L’eccesso di libertà, infatti, costringe la mente a divagare piuttosto che a concentrarsi sui problemi. E divagare, prima o poi conduce a fare una scelta, a prendere una direzione piuttosto che un’altra; è qui che, in mancanza di coerenza, si manifesta la dissonanza cognitiva.

Evitare queste situazioni? Non funzionerebbe, la migliore soluzione è applicare quelle che abbiamo definito tecniche di neutralizzazione.

Eliminare la dissonanza cognitiva: cosa significa?

Significa stabilire nuovi modi di agire, che abbiano la capacità di coniugare una possibilità con un’altra.

Se dovessimo scegliere tra A e B, e A ci piace per alcune cose mentre B per altre, dopo la scelta proveremmo comunque un senso di disagio. Perché? Perché nonostante tutti i ragionamenti e le valutazioni del caso, un pizzico di rimpianto ci sarà sempre.

Una soluzione però potrebbe essere quella di ricreare, almeno in parte, le condizioni che ci piacevano della situazione scartata. Una sorta di contentino che ci faccia apprezzare di più la situazione scelta, grazie ad elementi dei quali saremmo stati costretti a privarci. Un guadagno, insomma!

Di certo per eliminare la dissonanza non si può eliminare il cambiamento. Quando la volpe scoprì di non poter arrivare all’uva, di certo non potè neanche allungare la scala o scalare l’albero. E nemmeno far crescere l’uva più in basso.

La propensione al cambiamento non è un qualcosa che appartiene a tutti. A volte c’è chi riporta dei veri traumi a causa dei repentini cambiamenti del contesto; pensiamo per esempio a chi subisce un terremoto. In questi casi il lavoro è tutto personale, e lega l’interessato ad una figura che lo guidi a superare il disagio. Il migliore aiuto viene, in questi casi, da uno psicologo che sa come muoversi per stimolare l’adattamento del soggetto.

Dissonanza cognitiva nella comunicazione?

La teoria della Dissonanza Cognitiva affonda le radici proprio in un terremoto: quello che nel 1934 colpì India e Nepal. Il padre della teoria, Leon Festinger, raccolse dati sulle pubblicazioni edite nelle province risparmiate dal sisma, riguardo ulteriori e prossime catastrofi che si sarebbero potute verificare. Per quale motivo queste notizie trovavano così tanto terreno fertile per diffondersi? Perché servivano a giustificare la paura.

Il meccanismo di giustificare la paura era proprio una manifestazione della dissonanza cognitiva. E il peggio che un soggetto colpito potesse, e può ancora oggi fare, è proprio di non informarsi di più per paura di avvertire ancor più disagio.

Se ci pensiamo, questo è un po’ il meccanismo delle fake news, la diffusione di contenuti falsi che fanno gola soprattutto a chi non vuol vedere la verità. Sorprende il fatto che oggi, con tutti gli approfondimenti virtuali di cui disponiamo, molti abbiano ancora paura di vedere le cose per quello che sono. Però questa è una di quelle condizioni al contorno che possiamo cambiare, per non ricadere sempre in dissonanza cognitiva.

Federica Benedetti

Digital designer and brand curator con la passione per storia, funzionamento e riproduzione (a mano libera, su carta e in digitale) di tutto ciò che osservo. Prediligo il lavoro in team e sono sempre bendisposta al confronto di idee dal quale traggo ispirazione e insegnamento. Ho lavorato e lavoro da anni a contatto con il pubblico e mi auguro di poter continuare a comunicare agli altri le mie idee, non solo a parole ma con l’illustrazione, la fotomanipolazione, la post-produzione e tutte le tecniche rappresentative che approfondirò. Vorrei anche essere un ingegnere, ma questa è un'altra bio.

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